28/11/2009

Look Good, Feel Good, il neotradizionalismo country di Ben Mallott

“Le canzoni sono come finestre, alcune lasciano entrare più luce rispetto ad altre”. Belle le parole di questo esordiente dalla faccia pulita, un country boy proveniente da Austin, culla di tradizione e intersezioni in perenne vibrazione. Copertina con tanto di stivali in primo piano a colorare l’interno di un tipico Barber’s Shop della provincia americana in cui si respirano old time feelings, sapori e percezioni di un tempo come la stessa musica che viene proposta, un azzeccatissimo blend di country, Americana e soul periodo Stax, quello magico e irripetibile. Mica male per un novellino che fa tutto in casa, e bene per giunta, visto che i nomi coinvolti nei credits difficilmente offrono maestranze a fondo perduto, dalla produzione dell’esperto Mark Hallman, che tra i solchi si diverte a solleticare la steel, al contributo di sessionist di indubbio spessore, Jason Myers, Cory Morgan e una Eliza Gilkyson che duetta nella bellissima Shotgun Suzy, ballata di classe sopraffina che fa ben sperare in una nuova stella solitaria. È sorprendente, in effetti, la maturità che traspare dalle undici tracce della raccolta, tutte uscite dalla penna di Mallott, un ragazzone dotato di una voce efficace, potente e calibrata, estremamente a proprio agio nella staffetta di generi e stili. Divertente, questa la prima impressione che si ricava da un ascolto distratto, poi le canzoni prendono forma quasi senza preavviso, ritagliandosi uno spazio sempre più ingombrante nella scaletta delle preferenze del momento. Il filo conduttore, un approccio classico alla forma canzone, conta sull’equilibrio di un suono pulito e a tratti energico, con screziature country nell’iniziale Heartbreaks, lineamenti rilassati e melodia che rapisce all’istante, divagazioni tex mex con tanto di fiati all’appuntamento con il border in Purgatory’s Last Massage Parlor, fino al pure soul stile Otis Redding di I Want It All, limpido barlume di un talento in divenire che cerca di rimarginare la ferita del tempo con cuciture di Hammond. Altri brani degni di nota sono The Artful Dodger e soprattutto Leaving, che si scioglie in tinteggiature folk con piano e accordion ad apparecchiare un tappeto sonoro efficace, e qui è il grande Ted Hawkins a fare capolino nella schiera delle influenze. Il country elettrico e vibrante di Cold Feet lascia il testimone alla conclusiva Just Like Angels, ballata rarefatta e ben costruita un po’ come tutto il disco, opera prima che è tutto un programma, speriamo solo venga rispettato.

(David Nieri)

 

Ben Mallott

Look Good, Feel Good

Ben Mallott 2009

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Tracklist

1. Heartbreaks

2. Shotgun Suzy

3. Purgatory’s Last Massage Parlor

4. I Want It All

5. The Artful Dodger

6. Midnight and Broke Down

7. Love Is Cold Water

8. Leaving

9. Over Time

10. Cold Feet

11. Just Like Angels

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